canestraioTra i tipici prodotti artigianali non possiamo non ricordare i lavori d’intreccio, che il contadino, a riposo dalle fatiche dei campi, lavorava durante la rigida stagione invernale. I cesti, la cui dimensione variava a secondo l’uso che essi dovevano avere, erano prodotti dai canestrai.
Proprio per questo motivo i modelli da loro prodotti erano vari: i contenitori da braccio, atti alla raccolta di sementi e frutti, quelli da spalla, ossia le gerle, utili per la raccolta e il trasporto di castagne, foglie, strame, carbone e legna, i “corghi”, indispensabili per riporre la chioccia e i suoi nati, e la nassa, diffusa ed impiegata nelle zone costiere per la pesca. La fabbricazione dei cesti richiedeva non solo molta abilità durante la fase di costruzione, ma anche disponiblità e competenza nel ricercare il materiale necessario alla loro esecuzione. Nei boschi e lungo gli argini dei fiumi il canestraio raccoglieva le fibre adatte all’operazione dell’intreccio: il giunco, la canna e il vimine.
In seguito, il canestraio puliva il vimine privandolo dell’involucro esterno, e l’immergeva nell’acqua per alcuni giorni. Trascorso questo periodo, il canestraio dava inizio alla sua opera, avvalendosi di pochi attrezzi essenziali: le cesoie e il coltello, per recidere le fibre adoperate, e il punteruolo per allargare gli interstizi da loro formate durante l’intreccio.
Iniziava con la costruzione del fondo del cesto, posizionando otto legni a mo’ di croce, i quali poi erano divisi a due a due, assumendo così una disposizione a raggiera.
A questo punto il canestraio procedeva ad intrecciare, attorno alle stecche, le fibre, sulle quali venivano esercitate delle pressioni, affinché la spirale che si andava a formare avesse un aspetto regolare e compatto. Raggiunta la desiderata dimensione della base, il canestraio fissava l’estremità del tessitore e, dopo aver piegato i listelli verso l’alto, tesseva i fianchi del cesto, per i quali poteva impiegare tecniche diverse.  Indipendentemente dalle tecniche utilizzate, il canestraio doveva sempre tendere al meglio i segmenti fibrosi, aiutandosi anche con una barra metallica con la quale vibrava piccoli colpi, in modo da conferire maggior compattezza all’intreccio. L’opera si avviava, pertanto, alla conclusione. Terminati i fianchi, era necessario rifinire il manufatto mediante una bordatura, che poteva essere eseguita in modi diversi.
Fatto ciò mancava solo l’inserimento di un robusto manico. Esso poteva essere realizzato con un certo numero di tessitori, fissati al bordo del cesto con svariati tipi di legatura, oppure con rami di nocciolo o di castagno piegati a forma di “u”, dopo essere stati privati dell’involucro esterno.

Il canestraio, non solo produceva cesti, ma anche altri prodotti d’uso quotidiano nel mondo rurale come le gabbie utilizzate, un tempo, per il trasporto d’animali, le trappole per uccelli, le museruole per i vitelli, gli zoccoli di legno e con le tomaie di vimini e le coperture per le damigiane, all’interno delle quali si conservava il nettare dolce di Bacco.