coltellinaioC’è ancora qualcuno che gira con un vecchio furgone munito di altoparlante, da cui esce una voce: …Arrotino!!! …Arrotino!!! …Donne è arrivato l’arrotino!!!
Chissà fino a quando lo sentiremo ancora!? In un epoca di usa e getta, presto questo lavoro non avrà più seguito.
I rasoi si usano e si gettano, mentre i coltelli da tavola, ormai tutti dentellati, oltre alla difficoltà dell’affilatura, hanno un costo talmente basso che non conviene assolutamente arrotarli. In più bisogna dire, però, che le moderne leghe acciaiose, hanno un’altissima resistenza all’usura.

Un tempo, tutti i giorni arrivava qualche arrotino in paese.
Alle volte capitava anche il coltellinaio, cioè il venditore di coltelli, che, naturalmente, faceva anche l’arrotino.

Oggi, grazie alle macchine tecnologiche, si hanno coltelli perfetti, con manici di vari materiali (dal legno alla plastica); un tempo, invece, per fabbricare un coltello ci voleva una buona manualità ed esperienza. Per prima cosa si sceglieva la barretta d’acciaio, poi si passava a formare la parte in cui andava inserito il manico, cioè la coda. Successivamente si batteva la lama e la si metteva fra i carboni di legna, in maniera da rendere più molle l’acciaio per limarlo con più facilità. Poi, si forava il manico, che poteva essere d’avorio, d’osso di corno, o di legno; gli si adattava la coda del coltello per controllare la posizione e il dimensionamento. A questo punto si temperava il metallo e poi lo si rendeva bianco strofinandolo con la pomice. Si ricuoceva nuovamente e si rispegneva in acqua. Poi si rinfuocava la coda e in questo stato la si infilava nel manico, in cui era stata posta una pasta di cemento. Fermato il manico  si affilava la lama. Non rimaneva che lavorare il manico, fino a dargli la forma voluta e lucidare il tutto. Un’ultima operazione consisteva nel passare un’apposita pietra sul filo tagliente, per rendere il taglio perfetto.